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Fake vs. Reality. La retrospettiva su Alison Jackson

C’è la foto con Mick Jagger che stira in mutande; quella in cui Kim Kardashian partorisce in compagnia di Kanye West e la troupe di un reality show; i sempre presenti reali inglesi, ritratti anche nei più improbabili momenti intimi; e poi l’immagine forse più divertente di tutte, con Donald Trump impegnato sulla scrivania della Oval Room in un rapporto sessuale con una modella: niente meno che Miss Mexico, si scopre leggendo la fascia del concorso di bellezza da lui indossata come un trofeo di guerra. Non foto originali, ovviamente, bensì opere d’arte, firmate da uno degli obbiettivi più dissacranti e beffardi di sempre: quello di Alison Jackson, alla quale la galleria Camera Work di Berlino (dal 7 marzo al 18 aprile) dedica una retrospettiva con oltre quaranta lavori intitolata Fake vs. Reality.

Jagger Ironing (This Is Not Mick Jagger)”, 2003.

© ALISON JACKSON

Ingaggiando dei sosia di personaggi famosi per inscenare voyeuristiche immagini al limite dell’assurdo (senza mai risultare però del tutto inverosimili), da quasi vent’anni l’artista britannica indaga e mette a nudo il dirompente potere della fotografia – e non solo quella più prettamente scandalistica – di mistificare e distorcere il reale, così come di alimentare la curiosità morbosa del pubblico per la sfera intima delle celebrità. 

“Kim and Kanye Reality-Tv Birth (This Is Not Kim Kardashian and Kanye West)”, 2013.

© ALISON JACKSON

La parola “fake” nel titolo della mostra, precisa subito, non si riferisce ai suoi lavori. «Mentre le fotografie ritoccate digitalmente si discostano in varia misura dal reale, fino al caso estremo di immagini interamente generate al computer, le mie – rigorosamente analogiche – sono da considerarsi, a tutti gli effetti, autentiche; con protagonisti delle controfigure al posto delle celebrità, certo, ma pur sempre autentiche. Non falsi, dunque, ma – per usare una distinzione cara al filosofo francese Jean Baudrilliard – “simulazioni”: volte a ricordarci, con la loro ambiguità, di come la fotografia, per la sua stessa natura riduttiva e frammentaria, e per la facilità con cui può essere oggetto di manipolazioni, rende di fatto superflua la presenza fisica del soggetto fotografico. Che ci piaccia o meno, siamo tutti rimpiazzabili da immagini, con tutti i rischi che questo comporta». 

“Diana and Marilyn Shopping (This Is Not Diana and Marilyn Monroe)”, 2001.

© ALISON JACKSON

In parallelo, il lavoro di Jackson è da leggersi come ironico commentario al culto della celebrità, e alla morbosa curiosità che lo accompagna. Tra i pezzi forti della mostra figurano gli scatti che ritraggono il presidente americano John Fitzgerald Kennedy e Marilyn Monroe – dei sosia, ancora una volta – colti nell’intimità di una stanza. Del presunto flirt tra i due non esistono prove storiche né conferme ufficiali, ma solo dicerie, incoraggiate dal tono ammiccante con cui l’attrice intonò quell’“Happy Birthday, Mr. President” passato alla storia; eppure, davanti a queste delicate simulazioni della Jackson, è difficile non abbandonarsi, anche solo per qualche istante, alla voyeuristica illusione di trovarsi al cospetto della prova di quell’amore.

(Continua)

In apertura: “Queen Outside William Hill, (This Is Not Queen Elizabeth)”, 2003, una delle immagini dell’artista Alison Jackson esposte nella mostra “Fake vs. Reality”, alla galleria Camera Work di Berlino (dal 7/3 al 18/4).

Leggete l’articolo integrale sul numero di marzo di Vogue Italia, in edicola.